Lo SPAZIOFF è un contenitore dei più innovativi e significativi progetti fotografici di fotografe italiane emergenti. Uno sguardo femminile alla fotografia contemporanea. La curatela del progetto è affidata a Efrem Raimondi. Famoso per i suoi ritratti, Efrem Raimondi è oggi considerato tra i fotografi più visionari e influenti del panorama italiano.

Curatela
by Efrem Raimondi

Assolutamente femminile.
Malgrado non ami le definizioni di genere, assolutamente femminile.
Perché cercavo una distonia forte.
Non conciliante.
Dai toni diversi ma chiaramente in fuga.
Via! Decisamente altrove. Senza compromessi.
Quasi un rifiuto.
E uno sguardo.
Ironiche, anacronistiche, oniriche, punk, intimiste, leggere, sospese. Tutte diverse.
Tutte uguali: toste. E con un gran bel sorriso.
Sfumate oltre la superficie iconica. Che diventa armatura.
E le capisco…
Ma basta star fermi – molto fermi – e guardare. Non occorre altro.
Cinzia Aze, Elisa Biagi, Lisa Ci, Dana de Luca, Iara Di Stefano, Benedetta Falugi, Sophie-Anne Herin, Laura Lomuscio, Irene Maiellaro, Tiziana Nanni, Paola Rossi.
I testi che accompagnano i singoli lavori sono opera loro.
Con qualcuna ho insistito.
Ma alla fine c’è tutto.

Lo SPAZIOFF è allestito presso Officine Fratti Creative Space (Via Fratti, Perugia)

Orario apertura settimanale (dal Lunedì al Venerdì) dalle ore 16.00 alle ore 19.00
Orario apertura sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Ingresso libero

Cinzia Aze

Collaze

I Collaze sono collage su Polaroid ‘sbagliate’.

Le nuove immagini che appaiono sulle Polaroid nascono dalla fusione tra ritagli di riviste vintage, opuscoli vari e libri d’arte, a cui vengono abbinati vari medium: colori acrilici, garze, punti metallici, ecc. Attraverso il collage, appaiono sul supporto analogico nuove  fintissime fotografie, nate senza l’ausilio della macchina fotografica.

Elisa Biagi

Emersione, 2016

dalla serie Lasciapassare – vivere il confine mobile.

Il paesaggio, la memoria, la frontiera. Lasciapassare è un sguardo personale non esaustivo, assolutamente attuale, dello stato delle cose. Lasciapassare è frontiera, il luogo dove l’altro ci sta di fronte, il limite che segna la possibilità di affacciarsi reciprocamente oltre la propria appartenenza, la propria ideologia, la propria cultura.

Lisa Ci

Ma dentro voliamo via, 2016

“Non importa se tutte le bellezze del mondo sono da un’altra parte…”

Sulla  pista di terra battuta  di questo piccolo teatro attori, cavalli, uccelli, buoi ed altri animali, privi di verità assolute, semplicemente vivi. Una decina di immagini in bianco e nero in cui l’identità fisica viene deformata dall’ombra, mentre può accadere qualcosa di oscuro, capace di mettere in relazione la superficie della realtà con le emozioni passate. La vita non richiede un palcoscenico grandioso per recitare la sua parte.

Dana de Luca

La petite mort

What pornography is really about, ultimately, isn’t sex but death. (Susan Sontag)

“La petite mort”, la piccola morte, è una metafora della lingua francese per definire quel rilascio spirituale, quello stato di oblio di sé che segue ad un orgasmo; quel breve periodo di malinconia o di “trascendenza” che occorre in seguito all’espulsione della forza vitale (scientificamente spiegato attraverso il rilascio dell’ossitocina durante il momento culminante).

Iara Di Stefano

Qualcuno una volta mi ha ricordato

Queste fotografie fanno parte della serie Qualcuno una volta mi ha ricordato. Ha ricordato me. Ed anche, qualcosa. Per questa occasione Terry Gilliam mi ha ricordato che “tutti mi considerano un sognatore con la testa tra le nuvole, e va bene. Ma so riconoscere la realtà: eccola, è quella seduta lì in fondo. Non dico che voglio andarci a pranzo insieme, ma se proprio devo…”

Benedetta Falugi

Diary (2009/2016)

Mi è stato chiesto di scrivere due righe su questa serie, e come sempre, quando questo avviene, a meno di un progetto specifico, ecco che vado in crisi. La serie Diary si chiama così perché è, appunto, una sorta di diario personale, scritto con immagini al posto delle parole. Le foto propongono certamente immagini dei luoghi che mi circondano e che amo insieme alle persone (sconosciuti inconsapevoli) che più o meno casualmente ne fanno parte; ma sono soprattutto io, il mio stato d’animo, i miei ricordi, le mie emozioni.

Sophie-Anne Herin

La plongée

La plongée è un viaggio metaforico, un’immersione dell’uomo nelle sua parte più scura, nella notte nera, il passaggio da una verticalità ad un’orizzontalità, l’attraversamento di un disorientamento, l’incontro con la paura, ma anche l’apertura ad un paesaggio nuovo e il ritorno all’aria, che non sarà più lo stesso.

Laura Lomuscio

Sogno I – Francesca, 2016

“L’uomo ha due occhi per vedere, la donna due occhi per essere vista”. Terribile, quanto affascinante, questo proverbio cinese induce alla riflessione: Fotografare un volto non è segnare lo sguardo mentre lo fai esistere? Tuttavia: che dire del sogno? Nulla che sia stato visto. Dal progetto “Sono dove sogno”.

Irene Maiellaro

Senza titolo

Uno dei linguaggi che indago da sempre in fotografia è quello del “mosso’’, perché mi restituisce in toto. Vado presa in movimento, mi dissi un tempo, perché è lo specchio perfetto dell’iperattività che mi contraddistingue. Mi restituisce la dilatazione della mia immagine contemporaneamente a quella che ho del tempo, dilatandolo, lo rincorro. Sono qui e sono già lì, per poi tornare nuovamente qui. In tutto quello che faccio c’è una spiccata idea di movimento. In breve è tutto, nello spazio di un click io mi MUOVO.

Dalla serie MUOVITI.

Tiziana Nanni

Senza titolo

La memoria è un sentiero di briciole per ritornare dove si è già stati. Nel ricordo, in sogno, forse per davvero.

Dalla serie Tenere insieme le cose

Paola Rossi

L’infinito viaggiare

L’infinito viaggiare è un progetto che parla di un viaggio. Ma quanto si vuol raccontare e vedere non è un viaggio in particolare. È una storia fatta di luoghi, di incontri, di passioni, di dettagli che diventano spazi infiniti dove la propria intimità si perde.