“Homeless”

Lee Jeffries: un fotografo britannico i cui ritratti –intimi- dei senzatetto sono esplosi sui social media. Il suo lavoro non è assolutamente fotogiornalismo. Né è un lavoro sui ritratti.

È iconografia religiosa o spirituale. È roba potente.

Jeffries dà a queste persone qualcosa di più della dignità personale: la luce che Jeffries matte nei loro occhi descrive la trascendenza, un barlume di luce alle porte dell’Eden, per così dire: la chiarezza nei loro occhi è terrificante da vedere, come se Dio fosse da qualche parte là dentro. Ha trasformato queste persone in molto di più di poveri senzatetto che aspettano apaticamente di ricevere qualcosa da premurosi  e sensibili assistenti sociali. Jeffries li infonde di luce, non di oscurità, anche il cieco ha una luce che si riversa dai suoi occhi ciechi. Jeffries concepisce la sua arte per onorare queste persone, non per averne pietà, egli le onora conferendo alle loro sembianze un significato più grande, attribuendo loro un significato spirituale, religioso. E li pervade dell’anima iconica dell’umanità.

Con mostre a Roma, Parigi e Londra le sue fotografie sono esposte in tutto il mondo. Recentemente ha lavorato con Terrence Malick come collaboratore al suo film “Voyage of Time”.