“+Youme”

La ricerca ferita di un nascondiglio per stare al sicuro. Un posto che il nemico non riesce a trovare. L’oscurità lo protegge: non può essere visto e attaccato Protegge le sue ferite dall’esterno, meno vulnerabilità. Circondato da un’armatura. Aggiungendo lentamente strato su strato. Ma cosa succede se il nemico è dentro?

+ Youme è un progetto a lungo termine su Dag e me stessa, entrambi familiari con la fame emotiva. Dag ha sempre sofferto di forti aumenti e perdite di peso. Il suo corpo ne porta i segni. Ha provato una volta a chiedere un aiuto psicologico ma ben due terapeuti lo hanno mandato via dicendo: “non sei affetto da un disturbo alimentare, hai un peso normale”. Non ha mai più provato temendo che non fosse creduto.

È la storia di come il nostro corpo influenza la nostra psiche e viceversa. La fame emotiva è un meccanismo di difesa, un modo per risolvere i problemi e affrontare il mondo. È un presagio del disturbo da alimentazione incontrollata.

Un giorno, mentre stavo lavorando al progetto “In the Cocoon”, Dag mi ha chiesto di lavorare con lui allo stesso modo in cui lavoravo con Susanne. Voleva essere ascoltato nello stesso modo in cui Susanne si sentiva. Voleva vedere ed essere visto. Durante il progetto abbiamo usato le foto per spiegarci a vicenda, abbiamo affrontato insieme le nostre paure interiori, abbiamo iniziato ad avere più confidenza in noi stessi, fotografandoci a vicenda. Durante gli scatti ho trovato una forza interiore di cui non ero ancora a conoscenza. Tutte le emozioni e le insicurezze sul mio corpo appartenevano al passato. Per Dag, che era ad un livello diverso del processo, fu l’inizio per accettare se stesso.

C’è un potere nel vedere che qualcuno capisce quella parte di te più di chiunque altro. Ma allo stesso tempo è stato uno dei compiti più difficili vedere il tuo lato più vulnerabile, il tuo lato “oscuro”, la tua debolezza che ti si rispecchiava ogni giorno.

La fotografia può essere uno strumento per dare un senso a ciò che sta accadendo nel mondo, ma anche dentro di noi. Noi possiamo scegliere di iniziare a comunicare e aprirci. Per lasciare che si rompa un po’ di questa dura armatura. Che cosa succede se mi mostro in una posizione vulnerabile? Se mostro i segni lasciati sul mio corpo?