Performance “Dove gli dei si parlano”

di e con Monika Bulaj

Sala dei Notari | Piazza IV Novembre,1 | Venerdì 23 marzo, ore 21

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

In un monologo fatto di immagini, suoni e musiche raccolti sul campo, la fotografa Monika Bulaj racconta il suo viaggio nelle ultime oasi d’incontro tra fedi, zone franche assediate dai fanatismi armati, patrie perdute dei fuggiaschi di oggi. Luoghi dove gli dei parlano spesso la stessa lingua franca, e dove, dietro ai monoteismi, appaiono segni, presenze, gesti, danze, sguardi. In una parola: l’uomo, la sua bellezza, la sua sacralità inviolabile, ostinatamente cercata anche nei luoghi più infelici del Pianeta, seguendo il sole, la luna, le stagioni, i culti e i pellegrinaggi, in una “mappa celeste” che ignora gli steccati eretti dai predicatori dello scontro globale. Un mondo parallelo e poco raccontato che va dall’Asia centrale all’America Latina, dalle Russie al Medio Oriente, e ti riconsegna la bellezza nella contaminazione: i riti dionisiaci dei musulmani del Magreb, il pianto dei morti nei Balcani, i pellegrinaggi nel fango degli Urali, l’evocazione degli dèi in esilio oltremare, sulla rotta degli “scafisti” di un tempo, a Haiti e Cuba, dove la forza spirituale della terra madre diventa rito vudù, santeria, rap mistico, samba, epitalamio e mistero. E ancora il cammino dei nomadi dell’Asia, che si portano dietro le loro divinità, come gabbiani dietro a una barca da pesca nel deserto.

«E’ una straordinaria esploratrice di confini: quelli veri, quelli che restano nel mondo che si pretende globalizzato e che invece ha spostato le sue frontiere dai bordi al cuore. Monika non viene dalla fotografia, viene dalla parola: filologia, teatro, scrittura, e le sue fotografie lo mostrano. In Afghanistan come già altrove, Bulaj cerca quello che un saggio chiamò l'”indicibile dei vinti”, per mostrarlo al “dubbio dei vincitori”». Michele Smargiassi, «Repubblica», Roma

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