“Life unfiltered”

Era il 2014 quando il newyorkese Donato Di Camillo riuscì finalmente a vagare per la città che conosceva e amava, documentando con la macchina fotografica i volti sconosciuti e gli individui eccentrici che gli passavano accanto.

Di Camillo si interessò per la prima volta alla fotografia otto anni prima, mentre era in prigione per un crimine federale. Bloccato dietro le sbarre, Di Camillo scrutava ossessivamente le pagine patinate di riviste come National Geographic, Time e Smithsonian, incantato dalle immagini del mondo esterno fuori dalla sua portata.”Mi ha permesso di conoscere il mondo fuori dalla mia mente. Ho letto molto sul comportamento umano e sulla psicologia e mi sono reso conto che avevo già acquisito, senza saperlo, la maggior parte di queste conoscenze stando in strada. Questi strumenti mi hanno insegnato a navigare tra le diverse personalità e mi sono poi stati utili quando ho iniziato a fotografare”Di Camillo ha una lunga storia di furti, il primo arresto fu quando aveva 12 anni.Nel 2006, Di Camillo è stato arrestato per connessioni con i membri della famiglia criminale Colombo e inizialmente ha dovuto affrontare una pena massima di 20 anni di carcere. Fu tuttavia condannato a 36 mesi nel carcere di media sicurezza di Petersburg (Virginia), ma fu posto agli arresti domiciliari per due anni prima che potesse scontare la pena. È stato rilasciato nel giugno 2011. Di Camillo ha trascorso altri tre anni agli arresti domiciliari e in libertà vigilata. Durante questo periodo, studiando tramite tutorial su YouTube e blog di fotografia, ha imparato a conoscere i meccanismi che stanno dietro le immagini e tutto ciò gli ha permesso di scontare la sua pena detentiva. Il fotografo in erba ha sfruttato al massimo il parametro di 120 piedi che gli fu concesso di occupare, fotografando qualunque cosa fosse alla sua portata: insetti, uccelli, piante.Il suo vero interesse, tuttavia, era la fotografia di strada – immagini improvvisate della città che conosceva e amava, seguendo le orme di William Klein, Diane Arbus, e più specificamente di Bruce Gilden.

Di Camillo è diventato un fotografo impegnato a scattare immagini di persone ai margini della società, quelle che spesso rimangono invisibili o, peggio ancora, deliberatamente ignorate. Immagini nitide e colorate che si soffermano su ogni dettaglio superficiale, trasfigurando la mostruosa bellezza di ogni essere umano in immagini inebrianti.